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venerdì 6 gennaio 2012

Il commesso, Bernard Malamud

Premessa fondamentale: questo libro è bellissimo, LEGGETELO. Il fatto che fra gli scaffali della Feltrinelli a Pavia non vi sia traccia di Malamud è un vero peccato. Chiara prima di trovare questo libro ha girato Feltrinelli, Voltapagina, CLU e alla fine ha trovato l'ultimissima copia alla libreria universitaria.. e per recuperargliela l'hanno fatta tornare mezz'ora dopo perchè non lo trovavan più.
Gli scaffali sono pieni di ogni cazzata pseudointellettuale di Baricco e questo non lo si trova da nessuna parte.


"Non era il tipo d'uomo di cui desiderava innamorarsi. Se lo disse con tutta chiarezza, perchè fra gli altri lati negativi c'era in lui anche una certa evasività, qualche cosa di nascosto. A volte gli appariva più di quel che era, altre volte meno. Le sue aspirazioni, avvertiva Helen, erano qualcosa di diverso dalla personalità ch'egli mostrava quando non si sforzava. Ma lui sembrava sempre sforzarsi, più o meno: diverso dunque dalla personalità che mostrava quando si sforzava di meno. Helen non riusciva a spiegarsi completamente questo fatto: se Frank, quando si sforzava, riusciva ad apparire migliore, più intelligente, più saggio, voleva dire che aveva in sè queste qualità, perchè dal nulla uno non le poteva creare. Non erano soltanto apparenza. Eppure egli nascondeva le due doti e nascondeva le sue manchevolezze. Da buon prestigiatore, con una mano mostrava le carte e con l'altra le faceva sparire."
(Mmh. Sicuramente questo non sarà il passaggio più incisivo, ma è talmente..vero?! )


Questa è una storia semplice, se così si può dire. Siamo in un angolo di Manhattan, in un quartiere di immigrati in cui poche famiglie ebree gestiscono vari negozi. Una è la famiglia Bober, il capo famiglia Morris gestisce un negozio di alimentari con l'aiuto della moglie e della figlia, che versa il suo stipendio per aiutare la famiglia a tirare avanti. I Bober annasperanno sempre più in cerca di un compratore a cui cedere a poco il negozio, ma le cose inizieranno a cambiare dopo un aggressione ai danni di Morris e l'arrivo di Frank Alpine, commesso italiano. Frank cercherà di risollevare le sorti del negozio e conquistarsi la fiducia dei Bober, tra alti e bassi. 
Fondamentalmente questa è la trama del libro, segno che non ci vuole chissà che cosa intricata per scrivere un bel libro. Aaaalleluiaaaa!
E' un romanzo che si legge veramente molto in fretta, scorre bene ed è un vero piacere per i lettori. La scrittura di Malamud è incisiva, è un narratore capace di inserire molti spunti interessanti, che rende al massimo l'idea dei suoi personaggi sia nell'aspetto fisico sia nel carattere e nei modi e che ricostruisce alla perfezione le dinamiche dei rapporti umani e le idee che scorrono in quelle strane testoline (le nostre, tra l'altro). Le preoccupazioni di Morris Bober per l'andamento del negozio, il senso di frustrazione per non poter offrire una carriera universitaria alla figlia, il rapporto teso con la moglie e la consapevolezza di essere una persona onesta circondata da avidi profittatori finiscono col renderlo un personaggio a cui ci si affeziona facilmente, perchè le sue non sono le paranoie di un assurdo carattere immaginario, sono le preoccupazioni di un comune uomo, marito e padre. Morris ad un certo punto sarà costretto a uscire per cercare un lavoro si vedrà rifiutato o snobbato, 55 anni a spasso a proporsi come cameriere o cassiere o quel che capita. Questa non è finzione, è realtà, ed è pure attuale. Nonostante tutto il negoziante resterà fino alla fine una persona onesta, pronta ad aiutare il prossimo e quelle volte in cui si troverà inevitabilmente a pensar male di qualcuno se ne vergognerà, cercherà di tirare avanti onestamente anche quando la situazione sembrerà irrecuperabile.
A fianco di Morris troviamo la moglie Ida. Ida è una donna decisa, convinta di sapere cosa sia meglio per tutti, soprattutto per la figlia. Si opporrà sempre e comunque al rapporto fra Helen e Frank, perchè lei e solo lei sa cosa sia meglio per la figlia e la sua rispettabilità, perchè vuole che abbia un futuro sicuro e un nome. Non vuole che faccia la sua stessa fine, sposata a un signor nessuno e rintanata tutta la vita in un negozio polveroso ad assistere un marito troppo remissivo. E' un personaggio che reincarna un certo genere di madre e moglie realmente esistente, che fondamentalmente fa arrabbiare, ma fa anche tenerezza. 
Helen è una ragazza comune, vorrebbe studiare, uscire dalla realtà del negozio, trovare un marito e costruirsi una vita lontano da quel piccolo angolo di Manhattan. I genitori vorrebbero per lei un ragazzo ebreo, istruito e facoltoso che possa garantirle una vita agiata restando all'interno della comunità ebraica. E mentre le pressioni della madre aumenteranno in tal senso, lei si avvicinerà sempre di più a Frank Alpine, il goy (ragazzo non ebreo) italiano commesso al negozio del padre. Non sarà facile decidere di assecondare i suoi sentimenti per Frank pur sapendo di deludere i genitori e probabilmente se stessa, temendo sempre di vedere in lui qualcosa che forse non c'è veramente ma finendo col fidarsi comunque. Insomma qui ci sono le basi della contorta psicologia femminile! Frank avrebbe potuto iniziare l'università, farsi una posizione, darsi una sistemata e diventare il marito ideale. Giusto.. il problema è l' "ideale".
Frank Alpine.. ecco a voi "Il commesso". Frank si troverà a lavorare gratuitamente da Morris per sistemare una questione in sospeso con il negoziante, fino a conquistarsi una paga e ottenere la fiducia di Morris. Si darà molto da fare in negozio per migliorare la situazione dei Bober e ottenere i favori di Helen. Frank viene da un passato di criminalità e vita dura e vede il lavoro come un riscatto, la possibilità di rifarsi un nome nell'onestà, vivendo del proprio guadagno e diventando una persona rispettabile. Con la malattia di Morris arriveranno a tirare avanti solo grazie a lui e anche Ida abbasserà la guardia nei suoi confronti, ma solo dopo l'allontanamento da Helen. Frank riuscirà in tempi record a costruire e distruggere un rapporto con la ragazza, mettendoci impegno e sentimenti ma sforzandosi quasi sempre per mostrarle qualcosa di diverso dal vero lui, per attirare le sue attenzioni e far sì che lei inizi ad interessarsi vincendo pregiudizi e perplessità varie. Ma ecco che quando le cose sembrano andare per il verso giusto un Frank con un po' troppo alcool in corpo distrugge tutta la fiducia faticosamente conquistatasi. Tutto ciò serve a smuovere la situazione e portare un cambiamento nel personaggio, idealmente potremmo vedere il cammino dei Frank come un percorso di crescita all'interno della storia, un percorso segnato da alti e bassi ma destinato comunque al riscatto del ragazzo. Dopo questa brusca discesa ci sarà un cambiamento in Frank, capiremo a fondo la sincerità del suo comportamento, il senso morale e l'amore incondizionato per Helen e la famiglia Bober. 
Si può cambiare imparando ad essere persone migliori, seguendo quel buono che fondamentalmente c'è in tutti e che talvolta annaspa sgomitando a fatica tra difetti e cattiverie. In noi c'è la possibilità di riscattarci e conquistare qualcosa, nonostante gli errori che la nostra natura ci porterà inevitabilmente a fare e le persone che ci stanno intorno. E se quelle persone non ti piacciono lasciale lì, vai altrove e trova altro, non pensare più a quel che eri e a quel che facevi, perchè chi sei ora è quello che conta, yeah. 
Ciò che ho preferito del libro è il suo realismo. Insomma, tutto ciò che ci troviamo scritto potrebbe essere realmente successo, non sono fatti assurdi e impensabili, sono tante semplici verità. 


lookoufortheblablablah

Ora ricomincerà l'università, ho un esame alla fine di Gennaio e probabilmente non avrò quasi più tempo per leggere. :(
Un saluto e Incinerate - Sonic Youth.

domenica 1 gennaio 2012

Misery, Stephen King

"La osservava attentamente e di nuovo scorse nei suoi occhi un bagliore d'incertezza, il desiderio di credergli. Bene. Molto bene. Le rivolse l'espressione più sincera che gli riuscì di confezionare e di nuovo immaginò in cuor suo di conficcarle un coccio di vetro in gola, per far defluire una volta per tutte il sangue da quel suo pazzo cervello"

La trama di Misery è più o meno nota a tutti, grazie anche al film di Rob Reiner "Misery non deve morire" (devo ancora vederlo, non vedo l'ora di osservare l'adorabile Kathy Bates di "Pomodori verdi fritti" e "A proposito di Schmidt" mentre da fuori di matto e si guadagna l'Oscar :D *). Siamo alle prese con lo scrittore Paul Sheldon, autore della serie di romanzi incentrati sulla figura di Misery, eroina delle lettrici americane e soprattutto, eroina di Annie Wilkes. Un giorno Paul si sveglierà proprio a casa di quest'ultima, ma non pensiamo a una liaision (sempre che si scriva così) amorosa o roba del genere.. la caritatevole Annie ve la immaginereste risalire la montagna a bordo del vecchio Bessie, sperando di non incrociare quelle sporche burbe dei vicini, quei caccolicchio di signor rompiscatole di cui è popolato il mondo, risalire la montagna prudente come Annie sa essere ed imbattersi in un auto capottata a margine dell strada. Fortuna vuole che quell'auto sia del suo scrittore preferito, e che il suo proprietario si trovi ancora all'interno, tramortito e con le gambe maciullate. A questo punto Annie la brava bambina soccorrerebbe il poverino, lo porterebbe all'ospedale e tutti sarebbero contenti. Ma non la nostra Annie, lei è troppo troppo generosa per lasciare che degli sconosciuti si occupino del povero malcapitato, tanto meglio portarselo a casa e curarlo di persona, tanto meglio se si tratta proprio dell'uomo di cui lei è la fan numero 1. 
Così Paul Sheldon si risveglia tramortito in una stanza, segni di aghi sulle braccia e una nuova dipendenza da codeina (sotto forma di farmaco immaginario chiamato Novril). Davanti agli occhi questa disgustosa donnona esaltata fan di Misery, Annie Wilkies. Facile intuire che questa proprio normale non sia, che non lascerà andare Paul mai e poi mai, a maggior ragione dopo aver letto l'ultimo capitolo della saga di Misery in cui la malcapitata eroina morirà dando alla luce il figlio.
Da qui inizia una lunga serie di violenze che Annie perpetuerà sul povero Paul, obbligandolo parallelamente a scrivere un nuovo capitolo della saga e tornare a far vivere Misery. 
Presto lo scrittore si renderà conto di chi sia veramente la sua carceriera, della sua psicosi condita da un'astuzia lucidissima, del suo passato da infermiera diplomata con i massimi voti e del suo passato da  Dragon Lady, come fu ribattezzata dai media in seguito agli spiacevoli fatti che la interessarono durante la sua carriera. 
Paul tenterà di escogitare una fuga ma, tra gambe rotte ecc gli sarà impossibile fuggire, per avere una svolta dovremmo attendere l'epilogo finale del libro. Le condizioni fisiche e psicologiche dello scrittore andranno peggiorando sempre più, ma la sua vena creativa rinascerà nel nome di Misery, portandolo paradossalmente a scrivere il suo miglior libro.


Questo è il primo libro che ho letto di Stephen King e posso dire che leggerò sicuramente altro, mi è piaciuto. Ha una bella trama, è ben scritto e il personaggio di Annie è l'antagonista ideale. E' proprio spontaneo immaginarsela in tutta la sua gamma di espressioni e di emozioni sconnesse.. in un certo senso, vi è una sorta di immedesimazione in Paul quando cerca le parole giuste con cui rivolgersi alla sua carceriera. Un personaggio "semplice" a prima vista, che riserva sempre più sorprese proseguendo con la narrazione.
"C'è una cosa però che vorrei lasciarti su cui meditare. Forse tu pensi di potermi giocare o ingannare. So che sembro lenta e stupida. Ma io non sono stupida, Paul, e non sono nemmeno lenta"
Nonostante l'apparire goffo e talvolta bambinesco, è astuta, fredda e calcolatrice. Se non fosse una spietata assassina sadica e puzzolente mi starebbe quasi simpatica. 
Paul, dal canto suo, è per lo più impegnato nel libro - la sua opera migliore - e nel tentativo disperato di sottrarsi ad Annie, cercare una via di fuga  e stare un passo davanti a lei. Ovviamente non riuscirà mai a sfuggire al controllo della "Dea", si troverà annullato finirà con l'essere un topo in gabbia consapevole della sua condizione, completamente assoggettato e terrorizzato all'idea di contrastarla, in un crescendo di ansia, dolore e psicosi. Tutto ciò si nota per lo più nella parte finale del libro, quando Paul sembra aver perso ormai ogni speranza.. prima dell'epilogo.
Ecco.. il finale.. mi sono mantenuta sul vago per non rovinare il libro a nessuno, ma ora mi sbilancerò un attimo parlando delle pagine conclusive, quindi se volete leggerlo chiudete qui e tanti saluti :) 
Il finale mi ha deluso. Insomma, è una specie di "il bene trionfa, la pazza è morta". E' una cosa banale e già vista, è il più scontato dei finali, quello che appaga una sorta di "senso di giustizia".. cazzate. Le ultime 100 pagine convergono verso quel finale, appena fa la sua comparsa il povero giovane poliziotto e fa la sua indegna fine diventa abbastanza logico ciò che accadrà in seguito.. se non nelle modalità, almeno nel risultato finale. Annie sarebbe spacciata in ogni caso, ma perchè non eliminare Paul? Eliminiamo Paul, arrestiamo Annie, un bel processo e un monologo malatissimo di 5 pagine in cui la Dragon Lady da fondo a ogni riserva di pazzia, prima dell'esecuzione. Avrebbe allungato il tutto di altre 100 pagine ma sarebbe stato molto più figo. Ma sono dettagli, Signor Furbetto


lookoufortheaxe

Buon 2012 a tutti. Iniziamo l'anno con i Ra Ra Riot - Ghost Under Rocks
* Ho visto il film. Anche se non è la fedele riproduzione del libro - insomma, Annie beveva Pepsi, non Coca Cola - è carino, e la Bates è una grande. Ve lo consiglio, ma tenete ben presente che è solo ispirato a Misery, non c'è nessuna Annie che falcia poliziotti, nessuna Annie sbrodolante gelato.. e, soprattutto, neanche uno SPORCA BURBA. Questa è la pecca più grande.
Lovely.



sabato 24 dicembre 2011

Lunar Park, Bret Easton Ellis

" Non avevamo idea di come ribattere, così l'insegnante aggiunse: « Sapevate che l'anno scorso l'otto virgola cinque per cento dei bambini sotto i dieci anni ha tentato il suicidio? », il che mi ammutolì per il resto degli incontri. Sentii un'altra insegnante dire a una coppia preoccupata: « Forse è per questo che vostro figlio potrebbe sviluppare difficoltà nei rapporti interpersonali » , mostrando alla coppia un ornitorinco disegnato dal bambino e sottolineando il fatto che l'ornitorinco medio aveva di solito un'aria « meno disturbata ». A un certo punto Jayne mormorò « Io faccio yoga », e leggemmo uno sconvolgente componimento di Sarah intitolato «Vorrei Essere Un Piccione » che ridusse Jayne in lacrime. Io mi limitai a fissare muto i disegni raffiguranti Terby - ce n'erano a dozzine - che svolazzava sopra una casa simile alla nostra, arrabbiato e in assetto da combattimento. Ai genitori vennero distribuiti kit antistress che contenevano, tra le altre cose, un libro intitolato Un'erbaccia può diventare un fiore. Quegli incontri mi avevano ferito abbastanza. Il sogno si era interrotto e io avevo bisogno che continuasse. "

 Eccoci con il mio secondo libro di Ellis appena terminato. Il primo fu American Psycho e come primo approccio non fu certo dei più delicati, ma tutto sommato c'era del buono (non certo in senso letterale), la scrittura e l'autore hanno continuato ad incuriosirmi finchè ho deciso di comprare Lunar Park, qualche giorno fa.
Ellis racconta la sua storia in prima persona prestando l'identità al protagonista del romanzo, che andrà a descriverci dodici travagliatissimi giorni che porteranno alla distruzione della sua "famiglia". Nell'introduzione fortemente autobiografica racconta della sua vita sregolata, dell'improvviso successo, dei soldi, delle donne, del tour per Glamorama e della sua vita mondana tra alcool e droga. Da qui inizia la finzione narrativa, con la notizia dell'indesiderata gravidanza della compagna, la stella del cinema Jayne Dennis e, anni dopo, la decisione di Bret di tentare di costruirsi una famiglia con Jayne, il figlio Robby e la seconda figlia di Jayne, Sarah. Dopo quattro faticosi mesi di convivenza di questa famiglia improvvisata, Bret decide di dare una festa per Halloween.. e da qui ne succedono di ogni.
Ma di ogni veramente.. tra queste pagine c'è di tutto, succedono talmente tante cose che per buona parte del libro si va avanti solo per cercare di capire chi sia a fare cosa, cosa sia in realtà il bambolotto di Sarah, perchè bambini scompaiano in continuazione, chi sia il ragazzo incontrato da Bret nel suo ufficio all'università. Più si va avanti più aumenta la curiosità, la vicenda assume sfumature sempre più inquietanti e intanto scopriamo l'avversione di Bret nei confronti del padre e parti considerevoli del suo passato. La vita familiare è un bel casino, Robby rifiuta la figura paterna e mostra una freddezza disarmante, Sarah è una bambina con forti problemi emotivi. La vita extra familiare è un super casino, Bret frequenta una studentessa dell'università in cui tiene un corso di scrittura creativa, finchè un giorno la ragazza fa perdere le sue tracce, intanto vede una consulente matrimoniale, e vive la vita frivola delle celebrità. Tutto ciò che sta accadendo parrebbe ricollegabile ad una sola persona, mentre in tutto il Midland si sussegue una serie di cruenti omicidi le cui modalità appaiono chiaramente ispirate a quelle descritte anni prima in American Psycho. Insomma, è come se Patrick Bateman (protagonista di American Psycho) fosse in circolazione nel mondo reale.
Lo so, non si capirà una cippa da questa descrizione, ma è già tanto stare dietro al libro durante la lettura, sono tutte storie dopotutto. Questa è, molto più o meno all'incirca, la trama nella prima metà, la seconda la lascio a voi.

Il tutto prende una via sempre più paranormale e il personaggio di Bret diventa morboso e noiosetto. E non sopporto quel genere di personaggi molto all'americana, sofisticati, quei personaggi che imprecano dicendo "Gesù!", che si drogano ogni due pagine così che l'autore si metta ad elencare droghe, farmaci e compagnia bella, sono tutti talmente incasinati e irrealistici da innervosirmi. La sensazione è che in questo libro sia piantato un po' di tutto, manca un'invasione aliena o una guerra atomica per completare il quadro. 
Bret è il personaggio, Bret è l'autore e Bret è lo scrittore.. e alla fine Bret è ogni altro personaggio. Sì, e poi? 
E poi, tutto sommato, tra assurdità e Vicodin, mi ha fatto pensare abbastanza. E quel Terby, il pupazzo di Sarah, è come se lo vedessi chiaramente sfogliando le pagine.. Terby è grottesco, ma ti prende l'ansia, mentre senti grattare la porta e finisci col cercare su youtube The Way We Were. Non c'è nulla di particolarmente violento in Lunar Park, ma non sono quasi mai stata completamente tranquilla leggendolo, l'impatto è stato più forte rispetto a quello di un Patrick Bateman che viviseziona ragazze a vanvera.
E' tutto una follia via l'altra via l'altra via l'altra, fino al finale, all'ultima storia che resta da scrivere, alle due bellissime pagine finali. Non ne so neanche bene il motivo, ma quelle ultime pagine le ho rilette tre volte, vorrei scriverle tutte qui e farle leggere anche a voi, ma poi che gusto ci sarebbe? Ognuno interpreti a suo modo, ognuno veda quel che gli piace vedere. C'è chi ritiene questo libro spazzatura e chi un capolavoro, chi penserà "wow" e chi "ma che è sta roba".. capisco entrambi gli atteggiamenti. Il mio potremmo definirlo un "wow, ma che è sta roba?". 
E' questa l'uscita?

lookoutfortheblablablah

p.s Buon Natale a tutti, ho ricevuto in regalo da un'amica "Il Commesso", di Malamud, che qui a Pavia sembrava introvabile.. yeah.  Ah, sentite qui.

sabato 10 dicembre 2011

After Dark, Murakami Haruki

Scritto nel 2004.
Pubblicato in Italia nel 2008 da Einaudi.

Ci ho messo del tempo, ma a poco a poco ho costruito una sorta di mondo mio, di questo sono convinta. Quando sono da sola in quel mio mondo, in una certa misura mi sento tranquilla. Però il fatto stesso che sia stato necessario costruirmi questo mondo, è la prova che ero una persona debole, che venivo ferita facilmente. Inoltre questo mio mondo, visto dal resto della società, è qualcosa di insufficiente, di precario. Come una casa di cartone, che alla prima folata di vento viene spazzata via..

Ho appena terminato la lettura di After Dark, di Murakami Haruki, quindi tutte le considerazioni che farò ora saranno molto immediate. Finita quell'ultima pagina 178 ho alzato la testa e ho pronunciato un eloquentissimo "MAH". Si tratta del secondo libro che leggo di questo autore, dopo Norwegian Wood, e se già il primo libro mi ha dato l'idea che la trama non sia proprio il punto forte nella narrazione, con questo secondo le mie ipotesi hanno trovato conferma.
E' tutto molto bello e rilassante, a partire dall'impostazione narrativa. Il lettore è una specie di telecamera guidata dal narratore, Murakami ci dice dove siamo, ci presenta la scena in atto e ci parla come fossimo tutti lì, accomunati nello spiare i suoi personaggi. La narrazione è scandita da dei piccoli orologi disegnati all'inizio dei capitoli, in modo che vada di pari passo con il sorgere dell'alba e ci accompagni per tutta la notte (After Dark, appunto). Il tutto è molto, come dire, elegante? Sì, penso che sia un genere di scrittura molto "elegante" il suo, che si rispecchia poi nei suoi personaggi. 
Dei personaggi ne sappiam poco e nulla, hanno solo una precisa funzione dall'interno della vicenda e quel che dobbiamo sapere, lo scopriamo dai loro stessi racconti (il che mi piace sempre molto). Troviamo quindi Mari, una diciannovenne che ha deciso di passarsi la nottata via da casa a leggere in un bar, Takahashi, un giovane jazzista fuori tutta notte per le prove con il suo gruppo, le varie donne che lavorano in un love hotel, l'impiegato Shirakawa ed Eri, la sorella di Mari, che due mesi prima ha deciso letteralmente di andarsene "in letargo" e che da quel momento non riemerge dal sonno se non per brevi momenti (improbabile, ma tutto sommato quella di andare in letargo mi pare un'ottima idea).
Non sto a spiegare come tutti questi personaggi siano legati fra di loro, andrei a rivelare quel poco di trama contenuto nel libro e non mi vorreste bene, in caso decidiate di leggerlo.
Le mie considerazioni si limiteranno quindi ai pregi e difetti da me riscontrati, anche se suona un po' tipo elenco della spesa. No, non verrà un elenco della spesa. Penso.
Beh, perchè leggere After Dark? 
E' carino, poco impegnativo e molto veloce nella lettura. Lo stile è piacevole e alcuni spunti possono anche essere interessanti, quando non si cade nel troppo macchinoso e astruso che mi sa un po' di "gnègnègnè" (capito?). Per fare i libri un po' complessati, i libri che vanno. La traduzione è direttamente dal giapponese, il che è sempre un'ottima cosa.
Why not?
Dunque, innanzitutto Einaudi ci propone un'edizione Super ET da 11 euro. 11 euro per 178 pagine, senza introduzioni, senza postfazioni, senza una bella cippazza di nulla. Qualche euro in meno non sarebbe stato male.. o meglio: non sarebbe male fosse la Feltrinelli a pubblicare Murakami, ma questo non c'entra niente. Ad ogni modo, come ho già detto, se cercate un libro con una bella trama che porti a qualcosa, After Dark non fa per voi. La conclusione è sfumatissima, sembra quasi che Murakami abbia iniziato una serie di storie pensando ad un libro da 300 pagine e poi l'abbia concluso improvvisamente 100 pagine prima mettendoci un finale che massì, non dispiace a nessuno, ma lascia tutti perplessi. Appunto: MAH.
Ma sinceramente non posso neanche esprimere chissà che opinione, è il secondo libro che leggo di questo autore e neanche il primo mi aveva proprio entusiasmata. Probabilmente non fa per me, ma tenterò comunque con Dance Dance Dance e 1Q84 (quando quest'ultimo uscirà in un'edizione un po' più economica, mannaggia).

look out for the bla bla blah


Ascoltatevi Human Error, We Were Promised Jetpacks.
da In the Pit of the Stomach (2011). Pauer.

giovedì 8 settembre 2011

Nineteen Eighty-Four, George Orwell

Premetto che questa.. chiamiamola "analisi" del libro è tutta farina del mio sacco, quindi qua e là potrebbero esserci errori o interpretazioni personali di alcuni passaggi. Spero possa essere utile a qualcuno che capiti da queste parti in cerca di spiegazioni o spunti.
1984
Nel 1948 un disilluso George Orwell metteva a punto gli ultimi dettagli della sua più importante e definitiva opera, ovvero 1984. Siamo in pieno dopoguerra, abbiamo assistito al lento sviluppo ed al declino del totalitarismo fascista e nazista, mentre ancora il comunismo si impone sulla scena politica russa. Il pessimismo pervade tutta una generazione di scrittori che entrano nel pieno di quella crisi di valori che caratterizzerà il Secolo Breve sin dagli albori: i valori borghesi crollano, così come le consapevolezze di una stabilità economica e sociale. Gli ideali deludono e spaventano. Il comunismo si manifesta come una gigantesca utopia, che deluderà lo stesso Orwell e i suoi principi socialisti. Insomma, è tutto fumo negli occhi e oppressione. E che armi ha uno scrittore per manifestare tutto il suo disprezzo nei confronti di un’epoca e la sua preoccupazione per ciò che sarà? Beh, carta, penna, idee. Così George Orwell concepì uno dei più grandi romanzi distopici mai scritti.
Prendiamo un regime totalitarista nel modo più radicale possibile, qualche concetto comunista, qualche concetto fascista, dividiamo il mondo in tre vasti Stati, alieniamo ogni singola persona esistente e stiamo a vedere che succede.

Il partito

"Il Partito cerca il potere in quanto tale. Il bene altrui non ci interessa, è solo il potere che ci sta a cuore. Non desideriamo la ricchezza, il lusso, la feicità, una lunga vita. Vogliamo il potere, il potere allo stato puro"
Il Partito è tutto. Il Partito è nella vita del popolo, ne è parte integrante e ne dispone a piacimento. E’ un’oscura organizzazione che nessuno riesce a comprendere a fondo, perché non puoi tentare di controllare il partito: è lui a controllare te. I principi seguiti sono quelli del Socing (Socialismo Inglese), l’organizzazione comprende un Partito Interno, ovvero “la mente”, l’elite di pochi che mantengono il potere; il Partito Esterno, ovvero il braccio, che riunisce tutti i membri comuni del partito che si occupano in prima persona della manipolazione del passato e della redazione del Dizionario della Neolingua. Manipolazione del passato? Neolingua? Esattamente, i sacri principi del Socing: neolingua, bipensiero mutabilità del passato.

La neolingua

“L’ignoranza è forza”, ecco uno degli slogan del Partito. L’ignoranza va creata, imposta ed autoimposta. Come creare ignoranza? Uno dei modi più semplici consiste nell’impedire letteralmente il pensiero, il manifestarsi nella mente umana di un disegno opposto. Il pensiero non può venire materialmente impedito, se non con un diretto intervento sul ‘’’linguaggio’’’: abbiamo a disposizione tantissime parole con cui pensare e formulare un concetto.. ma se le parole ci fossero lentamente tolte? Se il linguaggio venisse distrutto?
“Alla fine renderemo lo psicoreato letteralmente impossibile, perché non ci saranno parole con cui poterlo esprimere”.
“La neolingua è il Socing, il Socing è la Neolingua”.
Il pensiero va distrutto, abolito, demonizzato. Non dev’esserci neanche l’esigenza di pensare. Dunque vanno eliminate parole, interi concetti e tutto ciò che riguardi la letteratura classica del passato. In un mondo in cui le emozioni sono al bando, la letteratura non può trovare spazio.

Il bipensiero

Il Partito si realizza nel bipensiero. “Lo chiamavano controllo della realtà”. Il bipensiero si potrebbe tranquillamente definire come una sorta di autoipnosi a cui si sottopongono i membri del Partito. Sapere e non sapere, negare la logica seppur evidente, prendere per vere anche due contrapposte definizioni. Negare ogni genere di consapevolezza relativa alla propria stessa vita e annullare il valore del ricordo. E’ proprio a questo che punta il bipensiero, eliminare la soggettiva coscienza di sé, imponendosi la menzogna e l’assurdo, così da poter manipolare tutta la realtà che è e che fu.
"Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato", ecco uno dei punti basilari di tutto il Socing. Com’è possibile controllare il passato?

La mutabilità del passato

Ecco il più definitivo tra i principi. Tutte le azioni condotte dal Partito sono indirizzate al controllo del passato.. ma il passato è incontrollabile, no? Posso io correggere ciò che è stato, controllarlo? Ovviamente no. Il Partito non cambia il passato a livello di susseguirsi di eventi, non può tornare indietro nel tempo e cambiare l’effettivo sviluppo delle cose. Ma.. può falsificare. Tutta l’ideologia del bipensiero porta a questo punto: falsificare il passato, intervenendo su chi ne ha ricordo. A loro volta questi “burattini” interverranno in prima persona ‘’’correggendo’’’ e ‘’’rettificando’’’ ogni notizia che provenga dal passato e riveli promesse non soddisfatte, articoli che siano in disaccordo con l’attuale tendenza del Grande Fratello o esistenza di persone eliminate. Se il Partito decide di eliminarti, diventi una Non Persona, quindi, di fatto, è come se tu non fossi mai nato.
E grazie al bipensiero nessuno mai si ricorderà della tua esistenza.

I Ministeri

Il Partito opera in modi misteriosi ed è praticamente impossibile venire a capo dell’elite che controlla i vari Ministeri: dell’Amore, della Verità, dell’Abbondanza e della Pace. Il nome che Orwell ha scelto per queste istituzioni crea un netto contrasto con la loro reale occupazione all’interno delle dinamiche del Socing:
Il Ministero dell’Amore si occupa del controllo della Psicopolizia, che ha l’importante compito di individuare e punire qualsiasi genere di Psicoreato, ovvero affermazione (anche mentale) di un pensiero contrario al Socing. La Psicopolizia è profondamente radicata nel contesto sociale, con agenti e spie pronti ad entrare in azione alla minima scintilla “rivoluzionaria” ed inoltre è una costante che veglia sulle vite dei membri del partito, che in casa si trovano installato un teleschermo tramite cui, in qualsiasi momento, essa può collegarsi in diretta spiandoli.
“Dovevate vivere (e di fatto vivevate, in virtù di quell’abitudine che diventa istinto) presupponendo che qualsiasi rumore da voi prodotto venisse ascoltato e qualsiasi movimento – che non fosse fatto al buio – attentamente scrutato”. Il teleschermo accompagna la vita delle persone con il suo incessante ronzio che mai e poi mai può essere interrotto, come monito del costante controllo su ogni azione e gesto. Da queste pagine trapela un fortissimo senso di oppressione, di soffocamento. La Psicopolizia, di fatto, non può entrare nella mente di una persona.. ma è come se potesse. Il terrore porta le persone ad auto annullarsi.
E’ qui, nel Ministero dell’Amore, che viene punito uno Psicoreato (“..quel reato fondamentale che conteneva dentro di se tutti gli altri”), è qui che il nostro protagonista Winston Smith verrà rinchiuso e “riprogrammato”.
Il Ministero della Verità si occupa di divulgare le verità del Partito tramite continua propaganda, dei divertimenti, dell’istruzione e delle belle arti. Dobbiamo aprire una speciale parentesi su ciò che sia l’istruzione in Oceania: i bambini nascono da famiglie selezionate dal Socing, accoppiamenti puramente casuali, privi di qualsiasi genere di affetto. Il nucleo famigliare è svuotato di ogni significato, l’atto sessuale va vissuto con repulsione e disprezzo da uomini e donne.
“Lo scopo del Partito non era solo quello d’impedire la nascita, fra uomini e donne, di sodalizi che poi non sarebbe stato agevole controllare. Lo scopo vero, anche se non dichiarato, era quello di togliere ogni piacere all’atto sessuale”. Questo è uno dei punti fondamentali del Partito: “togliere ogni piacere”. La donna ha un ruolo piuttosto marginale, ma si comporta aderendo in pieno ad ogni regola dettata dal Grande Fratello.
“Erano infatti le donne - soprattutto le più giovani – a fornire al Partito i suoi affiliati più bigotti, pronte com’erano a ingoiare ogni slogan, a prestarsi a fare le spie dilettanti e le scopritrici dei comportamenti eterodossi”.
L’unico scopo del matrimonio è procurare figli da mettere a disposizione del Partito, che inculcava i principi e le priorità del Socing fino dall’infanzia. I bambini diventano parassiti e spie della vita dei genitori, verso cui non provare alcuna forma di amore, ma, anzi, un lieve disprezzo e una pressante diffidenza.
“Al giorno d’oggi quasi tutti i bambini erano orribili […] adoravano il Partito e tutto quello che lo riguardava. […] La loro ferocia era tutta incanalata verso l’esterno, verso i nemici dello Stato, gli stranieri, i traditori, i sabotatori, gli psicocriminali”. Prima o poi tutti i genitori iniziano a temere i propri figli più della psicopolizia, del teleschermo e degli elicotteri. Le menti dei bambini sono facili da plasmare, sono fatte per essere plasmate.
Il Ministero dell’Abbondanza
E' qui che viene amministrata tutta la produzione di Oceania. Produzione di cibo, di armi, di divise, di qualsiasi genere di cosa. La produttività è un fattore importantissimo per un totalitarismo del genere, vi è un costante bisogno di produzione, anche se non andrà ad influire in alcun modo sul benessere dei cittadini. Proprio come nella Russia Cominusta, le ricchezze vengono accentrate nelle mani dello Stato. E come ne dispone? Spese di guerra. Oceania è sempre in guerra perenne con le altre due potenze che si spartiscono questo mondo disastrato: Eurasia ed Estasia. Lo stato di stallo , la guerra perenne è necessaria a mantenere la stabilità del sistema del Grande Fratello, come svelerà Goldstein nel Libro.
Ministero della Pace
Riprendendo un po' il discorso fatto per il Ministero dell'Abbondanza, l'attenzione di questo organo è tutta rivolta alla guerra. "La guerra è pace" . Gli stati in lotta non hanno alcun motivo valido per perpetuare la loro condizione di belligeranti, non vi sono ideali diversi, mentalità che si scontrano nè interessi veri.. ma la guerra non può avere fine. Le economie delle tre potenze sono del tutto autosufficienti, i territori sono vasti.
"Lo scopo fondamentale della guerra moderna ( che, conformemente ai principi del bipensiero, è allo stesso tempo affermato e negato dalle teste pensanti del Partito Interno ) è quello di consumare ciò che producono le macchine senza che ne risulti innalzato il tenore di vita."
Il tenore di vita deve mantenersi costante, i bisogni fondamentali vanno soddisfatti, senza alcuna sorta di "lusso" aggiuntivo.. e anche gli esponenti dei gruppi sociali privilegiati vivono in condizioni orribili, seppure i pochi vantaggi che essi ottengono dal loro stato siano quanto basta ad accentuare la differenza tra loro e il resto del popolo.
Gli slogan fondamentali del Socing sono tre:
La guerra è pace
La libertà è schiavitù
L'ignoranza è forza
Gli stessi tre slogan che troviamo stampati in eleganti caratteri sulla facciata del Ministerò della Verità.
Complessivamente ho già avuto modo di spiegare il significato del primo slogan, quindi mi soffermerò in particolar modo sui successivi.
La libertà è schiavitù
Un paradosso enorme. La libertà è un concetto che va letteralmente eliminato, secondo i principi del Partito. Ecco uno degli obiettivi che si propone la neolingua.
Si potrà mai avere uno slogan come "La libertà è schiavitù"_ quando il concetto_ stesso di libertà sarà abolito?
La libertà è un valore da annientare. Il singolo non può nulla contro la collettività, il singolo deve annullarsi come persona ed entrare a far parte di un sistema totalizzante e comunitario, in cui potersi sottomettere e a cui poter affidare gioie e dolori. Immortalità .
"Da solo, libero, l'essere umano è sempre sconfitto. Deve essere per forza così, perchè l'essere umano è destinato a morire, e la morte è la più grande delle sconfitte. Se però riesce a compiere un atto di sottomissione totale ed esplicità, se riesce a uscire dal proprio io, se riesce a fondersi col Partito in modo da essere lui il partito, diviene onnipotente e immortale"
Quindi questo è l'obiettivo del Partito. Insomma, far sì che ognuno sia uno strumento per l'eterna vita del Grande Fratello. Controllare il corpo e la mente delle persone, questo è il vero potere. Potere significa decidere a piacimento del destino di qualcuno. In una società del genere è ovvio che la libertà vada eliminata, in quanto controproducente sia per il Partito, sia per la parte del popolo che ne potrebbe disporre. Un uomo libero si pone in posizione di disporre a pieno della propria vita e, in un mondo del genere, di opporsi e trasformarsi in un eroe , pronto a lottare solo contro tutti in nome della sua libertà. Gli eroi non esistono, non posso fare nulla. Dunque, gli uomini smettono di cercare un'impossibile fardello.
Un'altra chiave di lettura è quella che ci suggerisce la sottomissione del popolo:
La libertà d'azione del Partito è legata alla schiavitù del popolo.
L'ignoranza è forza
La forza del Partito è legata all' ignoranza del Popolo.
Il Popolo ignora. E' costretto ad una forzata ignoranza da tutti i mezzucci studiati dal Partito appositamente per assopire sempre di più le menti di queste persone. Il bipensiero, la neolingua, la distruzione della cultura sono tutti metodi indirizzati ad un progressivo instupidamento. Anche da un'altra punto di vista potremmo dire che il Popolo è tenuto in uno stato di forzata ignoranza: nessuno conosce le vere trame del Partito. Questo Grande Fratello esiste o no?
C'è via d'uscita?

Se c'è una speranza, questa risiede fra i prolet
I Prolet, l'85% della popolazione di Oceania. Se i prolet avessero preso coscienza della loro forza il colpo di stato sarebbe stato possibile, così pensa Winston. Il Partito tiene sotto controllo questa parte della popolazione attraverso semplici regole ed essi non hanno neanche un briciolo di iniziativa che li possa portare alla presa di coscienza ed alla ribellione.
"Nascevano, vivevano in topaie, cominciavano a lavorare a dodici anni, attraversavano un fiorente quanto breve periodo di bellezza e di desiderio sessuale, a vent'anni si sposavano, a trenta erano già uomini e donne di mezz'età, per poi morire, quasi tutti, a sessant'anni."
La vita di un prolet si svolge fra lavoro massacrante e brevi contentini rilasciati dal Partito. I proleti infatti, seppur nella loro misera vita senza sorprese, hanno più libertà dei membri del partito. Possono scommettere, si ubriacano, fanno sesso, divorziano. Gli sarebbe addirittura stato concesso un culto religioso se ne avessero avuto bisogno. Il Partito li considera talmente futili da non preoccuparsene in alcun modo.. non vengono controllati dai teleschermi, ma ogni tanto viene spedito qualche agente della Psicopolizia tra di loro, a controllare che non ce ne sia uno in grado di sviluppare un pensiero indipendente.
"I prolet e gli animali sono liberi"
Tanto meglio essere animali.

L'Odio
Il Partito maniente la sua costante presenza nella vita delle persone attuando pratiche coercitive di massa, quali La settimana dell'odio e i Due Minuti d'Odio.
Questi due minuti d'odio rappresentano una sorta di rito a cui sono chiamati tutti i lavoratori di Oceania. Circa alle 11 tutti si trovano riuniti di fronte ad un enorme teleschermo, che proietta le immagini di Emmanuel Goldstein, dissidente nemico del Partito e dei nemici di Oceania. Le immagini, le parole, sono accompagnate da uno stridio lacerante e terribile, che ha l'effetto di amplificare la tensione emotiva dei richiamati all'Odio. E' impossibile resistere. Tutti i presenti riversano la loro rabbia contro il teleschermo, tutti inveiscono, urlano, impazziscono. Questa sembra l'unica, programmata, valvola di sfogo della vita delle persone.
"L'Odio era iniziato da meno di trenta secondi e già da una buona metà dei presenti prorompevano incontrollabili manifestazioni di collera [...] La cosa orribile dei Due Minuti d'Odio era che nessuno veniva obbligato a recitare.Evitare di farsi coinvolgere era infatti impossibile." Le persone sono letteralmente travolte da paura, rancore, un celato desiderio di uccidere, disperatamente urlato al mondo due minuti al giorno.
La Settimana dell'Odio amplifica ulteriormente questo evento. Anzichè limitarsi a due minuti di manifestazioni al giorno.. avremo una settimana di comizi, riunioni ecc tutti incentrati verso l'Odio contro i nemici del Partito. I prigionieri vengono mostrati sfilare su carri, impauriti tra le sbarre. Coperti di insulti, uccisi.
Le uccisioni nel Partito sono pubbliche. Impiccagioni, con bei palchetti costruiti ed intorno una folla in festa, bambini nelle loro uniformi perfette.
"'Vogliamo vedere l'impiccagione! Vogliamo vedere l'impiccagione!' Cantilenava la bambina, continuando a saltellare".

Winston contro tutti

Il nostro protagonista si chiama Winston Smith. Un semplice funzionario del Partito Esterno con il compito di correggere e rettificare gli articoli del Times. Il problema con questo Winston è che ad un certo punto.. inizia a pensare. Londra è sempre stata così? Della sua infanzia ricorda poco e niente, ma in quel poco e niente vede il bene. E' semplicemente stanco, stanco della sua condizione di burattino, dell'assenza di sentimenti, di libertà, di vita. Riversa tutti i suoi pensieri nel suo diario, inizia a sperare che esista un modo per sconfiggere il sistema, che esista una Confraternita di dissidenti politici con cui venire in contatto, entra in possesso del Libro scritto dal capo di tutti i nemici, Goldstein. Arriva a credere che un membro del Partito Interno, O'Brien, intuisca e condivida i suoi pensieri. Conosce Julia, intrattiene una relazione con lei. Le cose sembrano andare per il meglio.. finchè lo arrestano.
Torture, amore per il Grande Fratello, morte.

Personaggi

Il protagonista della vicenda si chiama Winston Smith. Orwell scelse questo nome non a caso, prendendo il cognome Smith come uno tra i più comuni in Inghilterra e il nome Winston, come Churchill, l'unico in grado di risollevare le sorti del Regno Unito. Winston è un perfetto antieroe , non ha nè l'aspetto fisico nè la personalita di un tipico eroe da romanzo.
"Era una figura minuscola, fragile, la magrezza del corpo appena accentuata dalla tuta azzurra che costituiva l'uniforme del Partito. Aveva i capelli biondi, il colorito del viso naturalmente sanguigno, la pelle resa ruvida dal sapone grezzo, dalle lamette smussate e dal freddo dell'inverno appena trascorso"
Winston è solo, la moglie (o meglio, la donna scelta dal parito per procreare con lui) se n'è andata, i figli non sono arrivati. Ciò che parrebbe differenzare questo piccolo uomo dal resto dei funzionari del Partito di Oceania è che lui si sforza nel tentativo di ricordare brandelli della sua vita precedente, della sua infanzia. Non può credere che il mondo sia sempre stato così e, sebbene non ricordi neanche la data precisa della propria nascita, è convinto che il passato fosse stato diverso dall'orribile presente. Inizia a scrivere un diario, i suoi pensieri fluiscono direttamente dal pennino, coprendo pagine di ABBASSO IL GRANDE FRATELLO , pagine di speranza e di tristezza. Si sente solo, in un mondo in cui i sentimenti non esistoni, in cui non è permesso il sostantivo amico , sostituito impropriamente da compagno . Il suo lavoro è l'unica fonte di soddisfazione, ripugnante soddisfazione. E' uno di quei correttori del passato di cui vi ho parlato prima. Ma è proprio tra quei corridoi, seduto in quella sudicia mensa, che incontra Julia.
Julia, prima odiata e poi amata. Sarà lei la compagna di disavventure di Winston, saranno insieme i due quando la Psicopolizia farà iruzione nella stanzetta del quartiere prolet affittata per i loro incontri.
"Era una ragazza risoluta, di circa ventisette anni, folti capelli neri, la faccia punteggiata di lentiggini e movimenti rapidi, atletici. Winston l'aveva detestata fin dal primo momento in cui l'aveva vista."
"La odiava perchè era giovane, bella e frigida, perchè voleva andare a letto con lei e questo non sarebbe mai stato possibilie"
Winston non sa, invece, che l'impossibile accadrà e segnerà l'unica forte relazione del breve tempo della sua vita restante. Julia è furba, bella e coraggiosa. Sembrerebbe la compagna ideale con cui iniziare un percorso di fuga dal sistema Grande Fratello. I due leggono il Libro , pensando di essere venuti in contatto con la Confraternita segreta formata dai nemici politici del Partito.. continuano a incontrarsi.. finchè vengono beccati.
E a questo proposito ha un ruolo fondamentale O'Brien. Rispettabile membro del partito interno, è lui a raggirare il nostro Winston. Lui a torturarlo, lui a impartirgli la definitiva lezione del Grande Fratello.Winston subisce ogni genere di tortura fisica e psicologica.. e alla fine capisce. Capisce che è stato un ingenuo, che nulla si può contro il Grande Fratello. Ti distrugge, ti annienta e di te non può restare altro che un fantoccio vuoto, senza percezioni. Non c'è via di fuga e non ci sono eroi, ciò che resta è l'amore per il Grande Fratello, per una chimera.
"Era riuscito a trionfare su se stesso. Ora amava il Grande Fratello"
Trionfare su se stesso.
Prima di essere ucciso, prima della vaporizzazione finale, tu devi amare il Grande Fratello. E' una questione basilare, ogni nemico politico dovrà arrivare a pregare i suoi aguzzini, pregarli di ucciderlo prima che possa sbagliare ancora. Lasciarli liberi di morire amando totalmente e profondamente il loro assassino.

 look out for the bla bla bla

Ascoltando Rising Sun - Coventant
da Northern Light (2002)

giovedì 11 agosto 2011

American Psycho, Bret E. Ellis

Dunque, partiamo da un presupposto: American Psycho è puro splatter. E' necessario mettere bene in chiaro le cose, non parliamo quindi di un comune libro con qualche scena di violenza, ma di un concentrato di sangue, perversione e sadismo. Ci saranno anche persone a cui piace leggere questo genere di libri, non c'è niente di male in realtà.. diciamo solo che non è il mio caso. Io leggo un po' di tutto, non mi scandalizzo, non mi impressiono, ma fino a un certo punto. E' quasi ossessivo il modo in cui Ellis tratta ogni minimo dettaglio, ti prende un senso di schifo, nausea e allo stesso tempo leggi la macabra ironia dietro alle descrizioni esagerate, il vuoto dei personaggi e inizi a sviluppare idee contrastanti.

dry as a funeral drum

In poche parole parliamo delle vicende di un giovane yuppie newyorkese made in Manhattan! Ma che avete capito, non Ellis! (...) Mi riferisco a Patrick Bateman, il maniaco della porta accanto. Il protagonista di 516 pagine tutte uguali.
Patrick è giovane, 27 anni. Bello, ma bello stile Ken della Barbie superabbronzato. E' ricco, lavora a Wall Street, alla Pierce & Pierce. Ha una segretaria innamorata di lui e una ragazza, Evelyn. Conosce più creme per il viso, lozioni per capelli, tonificanti per il corpo, profumi, capi di famosi stilisti (la maggior parte dei quali la sottoscritta non aveva neanche mai sentito nominare [ma non c'è di che stupirsi]) di ogni suo amico yuppie. Frequenta una palestra dell'Upper West Side - dove vive -, la Xclusive. Qualche massaggio ogni tanto. Ristoranti costosissimi, minuziosamente elencati in ogni pietanza fino all'ultima spezia (per lo più roba, apparentemente, disgustosa). Il Patty Winters Show ogni mattina, le cassette noleggiate di continuo.


run to the bedroom in the suitcase on the left you'll find my favourite axe

Ah, poi c'è pur sempre quella tintoria cinese dove porta abitualmente lenzuola o capi chiazzati di sangue. Oppure tutti i clubs dove passa per un grammo di coca. Scatolette di xanax, valium e simili a non finire. Una sottile, sottile perversione sessuale alla De Sade, descritta in ogni minimo, schifoso , dettaglio. L'abitudine di fare a pezzi uomini, donne, bambini, cani mozzando teste, squartando qua e là, cavando occhi. L'impagabile divertimento provato nel deridere barboni ai lati della strada e, perchè no?, nell'ammazzarli. La passione per vicende di famosi serial killer del passato, altre idiozioe simili. Idiozie a NON finire.
In tutto ciò non sono presenti figure femminili significative, ma comunque il loro spessore è intuibile dai seguenti aggettivi: oche, ignoranti, cocainomani, facili, facilissime, facilerrime.


don't look so frightened, this is just a passing phase

Ha una trama inesistente, questo va sicuramente riconosciuto. La capacità di riunire 516 pagine di sadismo, a tratti ridicolo, condirle con droga, porno, chic e glamour non è proprio da tutti. Se poi riesci anche a venderne in gran quantità, o ti aggiudichi parole del tipo "Bret Easton Ellis ha scritto il libro che meglio di ogni altro racconta gli anni Ottanta" - Giuseppe Culicchia, traduttore per Einaudi -, beh, sei proprio un notevole caso letterario. Ma è proprio qui che il libro trova la sua formula vincente: rappresenta una serie di "nefandezze", senza peli sulla lingua, da cui la gente è attratta. Il gusto del macabro è l'unica cosa riscontrabile. Leggendo alcune di quelle pagine l'unica senzazione che ho provato è il disgusto più totale, perchè le immagini che evoca sono raccapriccianti ed efficaci: questo va veramente sottolineato, la capacità di proiettare il lettore nella situazione grazie proprio alla maniacale ricchezza di dettagli, dai più ai meno insignificanti. E poi c'è quel nonsocosa che ti spinge a chiederti fino a che punto arriverà la follia del protagonista, quale sarà il prossimo passo. Perchè tutto sommato 'sto Patrick Bateman è un personaggio assurdo, odioso ma interessante, molto curato nella caratterizzazione. Il frutto malato di un'epoca malata?

one of my bad days.

Lo stile di Ellis non è particolare o ricercato - è diretto, immediato. I periodi sono abbastanza articolati, non è tutto un punto via l'altro di frastagliate frasette, cosa che ho apprezzato. I dialoghi, per quanto il più delle volte siano impostati sul nulla - lunghi dibattiti su che genere di cravatta intonare ad una giacca - sono buoni, sottolineano la totale instabilità dei personaggi.

Non è il tipico libro da consigliare, se qualcuno venisse a consigliarmi American Psycho.. lo guarderei un po' male probabilmente. Sarà una dura lotta fra stomaco e cervello e forse non ne vale neanche troppo la pena.

" Eccola, la verità: il mondo sarebbe un posto migliore se alcuni di noi si togliessero di mezzo. Le nostre vite non sono tutte collegate. Quella teoria è una stronzata. Di certe persone non c'è davvero bisogno".


Look out for the blablabla

 

Canzone di oggi: Elvis - These New Puritans
da Beat Pyramid (2007)

lunedì 8 agosto 2011

Alta Fedeltà, Nick Hornby

Ugo Guanda Editore, 1996

Vado su youtube a cercare questa canzone, trovo il pezzo e nel video fissa l'immagine di questo Solomon Burke, a me totalmente sconosciuto fino a quel momento. Un omone nero, giacca, cravatta e panciotto, che tiene il microfono fissando l'obiettivo. Però boh, mi sembra quasi di averla già sentita da qualche parte 'sta canzone.. è soul, jazz, del 1965.. sicuramente non l'avranno passata neanche su Virgin, ha ben poco dell'ostentata anima rrrrock che ogni dj di quella stazione non fa che rimarcare 300 volte al giorno.
Beh, se verso la fine degli anni '80 foste capitati in un locale a Kentish Town, tra Levi's 501 S neri e Doc Martens, avreste potuto sentire questa canzone, vedere la pista svuotarsi lentamente e il dj, tale Rob Fleming, cambiare velocemente il disco, piazzando qualcosa di Madonna o Jackson Five per risollevare l'animo dance.
Ma non prima che una certa Laura potesse ballare su quelle note snobbate da tutti e rivolgere un sorrisone a quel Rob. Benvenuti al Groucho.



Il racconto di Rob
Le cose sono cambiate, ora siamo nel 1994, quella Laura l'ha appena piantato e presto verrà a riprendere il poco di suo che è rimasto nel mini-appartamento di Rob. L'animo del simpatico dj s'è spento del tutto; ci resta un uomo comune, con il suo negozio di dischi per intenditori, i suoi colleghi Barry e Dick, la sua collezione di dischi e la sua vita, senza Laura, senza veri contatti fuori dal guscio del Championship Vinyl. Ma ha pur sempre le sue liste! I miei cinque film preferiti, i miei cinque dischi preferiti, le mie cinque canzoni preferite, i miei cinque libri preferiti, le cinque donne che mi hanno fatto soffrire di più: le cinque più grandi fregature di tutti i tempi .
In quest'ultima lista Laura non c'è, no. Ci sono storie di una settimana, di qualche ora, di illusioni, ma quella più importante della sua vita Rob non l'ha inserita, quasi non si meritasse un podio.
Il posto d'onore resterà sempre riservato a Charlie Nicholson, uno stereotipo di radical chic di prim'ordine, di quei personaggi che ti ispirano antipatia dal primo all'ultimo momento nel loro ricordarti come esista veramente gente simile. Per Charlie Rob è fermo allo stato di autocommiserazione mista insicurezza che caratterizza tutta la vicenda raccontata, a partire dalla carriera lavorativa.
Ecco come non fare carriera:
a) perdere la ragazza; b) piantare l'università; c) lavorare in un negozio di dischi; d) restare nei negozi di dischi per il resto della vita.
Rob è una sorta di topo da biblioteca convertito in chiave pop.
Le persone più infelici che conosco, dico in senso amoroso, sono anche quelle pazze per la musica pop; e non sono sicuro che la musica pop sia stata causa della loro infelicità, ma so per certo che sono persone che hanno ascoltato canzoni tristi più a lungo di quanto non siano durate le loro tristi storie
Gesù. (per dirla alla Hornby)
Dunque il nostro protagonista vive ciò che è la sua vita e parallelamente ciò che è la sua musica, i suoi millemila dischi di gente persa e sconosciuta con cui parlare ai due nerdissimi Dick e Berry. A leggere certi discorsi mi tornano in mente saccenti indie che si sfidano a "ioconoscopiùgruppisconosciutidite, ma finirei a parlarvi d'altro, e ce ne sarebbe da dire.
La famiglia di Rob? Proprio come te li immagini: gente comune, con comuni film preferiti, cresciuta in un tipico sobborgo cittadino residenziale inglese. Immagino un sacco di casette di mattoni rossi, come ne ho viste a spasso per l'Inghilterra.
Il rapporto coi genitori è quasi inesistente, semplicemente perchè Rob è quel figlio che resta sempre fermo allo stesso punto: perenne adolescenza. O almeno, è quello che sua madre pensa di lui. E poi ti sei pure fatto piantare dall'unica ragazza decente che tu abbia mai avuto.. dove pensi di arrivare?
Intanto il nostro Peter Pan si intrattiene con la cantante country per club di turno: Marie, che diventa la diciassettesima persona con cui sia andato a letto. Ma nulla di serio, Marie rappresenta la simpatica, allegra american girl senza mezzi termini, nulla a che fare con la sofisticata Laura. Nessuna ha a che fare con Laura, come si renderà conto Rob rintracciando e avendo occasione di vedere/sentire le cinque ragazze della lista dei fallimenti.
Ma 'sta Laura non ha perso tempo, ora sta con Ray, il "rumoroso" vicino del piano di sopra.. e a Rob la cosa proprio non va giù.
E quindi? E quindi leggetelo e vedrete un po' come va a finire.


Hornby's way: Pro & Contro
La scrittura di Hornby è molto piacevole scorre bene ed è piuttosto incisiva, marcatamente british. Ottimi i dialoghi, ancora meglio i pensieri che il nostro Rob ci svela, le sue vere risposte che non riesce a dare. Anche le varie liste sono un ottimo modo per aiutarci a conoscere i personaggi. I riferimenti musicali sono praticamente ovunque, anche se bisognerebbe avere una cultura musicale molto sviluppata (in ogni caso molto più della mia) per afferrarli tutti. La musica è tutto: l'inizio, lo sviluppo e la svolta di una storia è racchiuso tra note rock, pop, soul.. la colonna sonora è veramente lunghissima e senza lei la storia non avrebbe senso.
Alcune riflessioni sono pienamente condivisibili, ci sono diversi spunti interessanti per capire bene la mentalità del protagonista (e non solo).
Così mi viene da pensare che sia importante avere qualcosa che funziona, nel lavoro o nella vita privata, altrimenti non è vita, ma sopravvivenza. [...] Hai bisogno di zavorrarti più che puoi per non andare alla deriva; hai bisogno di gente attorno a te, hai bisogno di vedere camminare le cose, altrimenti la vita è come girare un film e finire i soldi, così non ci sono più scenari, nè riprese in esterni, nè comparse, ma solo un tizio che fissa la cinepresa senza niente da fare e nessuno a cui parlare, e chi ci crederebbe mai a un personaggio così? Qui mi serve più roba, più frastuono, più particolari, perchè ora come ora corro il rischio di precipitare nel vuoto.
Beh, provate a dirmi che non sia vero.

Tuttavia riconosco come tutto questo bel ricamino possa risultare pesante per molti lettori, il personaggio di Rob non è facile da reggere con il suo temperamento quasi adolescenziale, tanto quanto i continui riferimenti musicali e l'assenza di un vero plot avvincente. Ma sicuramente questo non è un romanzo d'azione, è più una questione di pensieri e parole che pur non trascinano il libro sulla falsariga dei raccontini da intellettualoidi complessati. Rob è semplicissimo e non è poi tanto stupido, è solo totalmente inadatto alla vita che teoricamente dovrebbe fare. E' inadatto al tipo di rapporto adulto che ci si aspetta da lui, al sistemarsi e costruirsi una vita sulle solide basi della routine. Quindi agisce d'impulso o non agisce, senza vie di mezzo se non gli ostacoli dell'insicurezza.
Altà Fedeltà ha rappresentato una lettura piacevole per me, non avete di fronte a voi un'opera complessa, tutto il senso è molto chiaro.

E' il secondo libro che leggo di questo autore, sto iniziando a rivalutarlo con Alta Fedeltà, dopo il pessimo e inconcludente "Tutta un'altra musica" e penso che al più presto inizierò "Un ragazzo". Allora vedremo un po' com'è, Mr. Hornby.


Look out for the bla bla bla.

Canzone di oggi: Bed of Nails, Wild Beasts
da Smother (2011) [a mio parere, uno dei migliori album di quest'anno]
http://www.youtube.com/watch?v=pQe1JOjfNQo&feature=related

domenica 7 agosto 2011

Come Dio Comanda, Niccolò Ammaniti

Mondadori, 2006
Vincitore del Premio Strega nel 2007

Perchè un libro del genere ha vinto il Premio Strega? Perchè da Levi, Eco, Vassalli siamo arrivati ad Ammaniti e Giordano? Questa domanda me la porterò dietro sempre, specialmente dopo aver letto La solitudine dei numeri primi e Come Dio comanda.
Art work di copertina che ti colpisce, strani disegni, un teschio che spunta, ciminiere. Ma giusto quello può colpirti. Molti di voi non condivideranno la mia opinione riguardo al libro, accolto sia da critiche sia da fiumi di belle parole inneggianti al capolavoro letterario, ma voglio comunque presentare questo punto di vista.


Varrano e dintorni
Prolisso, tante parole per il nulla, narrazione spezzata nel tentativo di rendere un po' più brioso o interessante l'incedere della vicenda di per sè un po' campata in aria.
In questo paesino immaginario del Nord Italia muovono diversi personaggi: Rino Zena, fanatico neonazista, violento, alcolizzato, fetente e chi più ne ha più ne metta, il figlio Cristiano Zena, tenero bambino biondo scontratosi con la dura realtà di una vita dissestata, senza una figura femminile, con un padre baluardo educativo per eccellenza, senza amici. (Un po' più tragico no? Almeno un amico, un simpatizzante potevamo anche concederglielo a questo povero ragazzino). Due idioti amici di Zena: Danilo Aprea anch'esso con tragica storia alle spalle e una vita vissuta sperando di tornare con l'ex moglie e Quattro Formaggi (perchè mangia la pizza ah-ha), ritardato con storie di quotidiana violenza e (se non bastasse) tanto di incidente con i cavi dell'alta tensione. In fine troviamo Beppe Trecca, l'assistente sociale e quella povera figliola di Fabiana Ponticelli, unica colpa farsi canne dalla mattina alla sera con l'amica, troieggiare e tornare a casa in scooter la sera tardi sotto pioggia battente di notte al buio in una stradina spersa nel nulla (cosa molto
comune a ogni tredicenne). Non starò a spiegare la trama semplice e ovvia, non si sa mai che vi venga voglia di leggerlo.
Il richiamo al titolo sta all'interno del libro nella perpetua indifferenza di Dio al dolore dei personaggi, al suo tacito "accordo" rispetto alle azioni di Quattro Formaggi. Dammi un segno, dammi un segno Signore, dimmi cosa devo fare.
cri, cri, cri


Come TG comanda
Non vivendo su Marte son ben consapevole di ciò che accade ogni giorno nel mondo e nel nostro Bel Paese, delle realtà difficili, delle storie da non crederci e da non credere che veramente esistano individui capaci di atrocità disumane. Sempre più storie macabre spiattellate quasi spudoratamente, montate su costruendo il caso mediatico attorno al dolore di famiglie, ai sentimentalismi di vicini costernati poi e indifferenti prima. Ammaniti cos'ha voluto fare? Ha preso lo stupro, la violenza, il disagio e il degrado ricamandoci quasi 500 pagine di blablabla tra buttiamoci in mezzo tutta la volgarità, che vende e buttiamoci in mezzo tutto lo schifo quotidiano, che vende. Realismo di che? Realismo di vendita, di ritagli dal quotidiano e rielaborato copia incolla su carta rilegata. Oh, ha messo in luce quanto fa schifo il mondo. Oppure oh, è così dissacrante e ironico. Non vedo come possa risultare 'dissacrante' un reportage di fatti raffazzonati in qualche modo che in conclusione non fornisce un vero messaggio preminente rispetto a quelli che già recepiamo nel reale. Cecità di Josè Saramago, ad esempio, ti lascia qualcosa di forte e la radicale differenza è che l'autore non necessita di turpiloquio e telegiornali per sottolineare quanto la vita sulla Terra non sia rose e fiori.
Quando riunisci cotante disgrazie tutte insieme in un solo libro risulti decisamente eccessivo, irritante.
La forza dei sentimenti tra padre e figlio segna un legame indissolubile, giusto perchè qualcosa di buono e tenero in un libro intero dovrai pur piantarcelo.
E quello stile arido, sempre le stesse parole, le stesse scene che già t'aspetti. Personaggi stereotipati, piatti, noiosi, prevedibili e petulanti, come già avevo riscontrato nella lettura di "Che la festa cominci" (di cui pubblicherò a breve una "recensione"). Descrizioni ben fatte, devo ammettere che lo scenario della "notte del fattaccio" si è creato quasi involontariamente davanti ai miei occhi, sgomitando tra pittoreschi squallori.

Niccolò "Il mondo è fatto su misura per i mediocri" Ammaniti

La mia conclusione dopo aver letto due libri di Ammaniti è che sia uno degli autori più sopravvalutati con cui abbia mai avuto a che fare ed è desolante pensare che questo sia ciò che ha da offrire il panorama italiano oggi. E che sia pure pluri.acclamato dal pubblico. La generazione Ammaniti & Baricco, tanto per intenderci, impoverisce la letteratura.
Ma ognuno è libero di pensare comprare e leggere come meglio crede.
L'importante è leggere.

Look out for the bla bla bla.


Canzone di oggi: Some Summers they drop like flys - Dirty Three
da Whatever You Love, You Are (2000)
http://www.youtube.com/watch?v=iLAlRFioyA0